BUONA DOMENICA

IN CONFRONTO CON LA PAROLA: ITINERARIO PERSONALE DI CONDIVISIONE

IV DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Gv 10, 27-30

C’è stato un periodo della mia vita in cui ero come uno zombi. Vagavo, ma non vivevo. Occhi spenti, mente confusa, senza meta. I miei genitori, stanchi di vedermi così, mi portarono da un neurologo, nostro parente.

Questi mi visitò. Poi chiese ai miei familiari di uscire. Stando solo con lui mi disse: senta, lei non ha nulla, sta bene. Non ha bisogno di nessuna cura. Quello che le manca è un senso da dare alla sua vita. Una direzione da seguire. Per questo non c’è nessuna medicina.

Mi rendo conto oggi che quello che allora mi mancava, era un profondo dialogo con me stesso. Dovevo ascoltare la voce che veniva dal mio cuore. Ce n’erano tante! Quella autentica, però, era più sottile, come un sottofondo.

Oggi sono sempre sintonizzato su questa frequenza. In quel periodo avvertivo solo dei fruscii che mi agitavano e non mi consentivano di camminare. Ero confuso ed insicuro e non mi fidavo delle mie intuizioni.

Ascoltare la voce del mio cuore è sintonizzarmi con la voce di Dio. E’ un tutt’uno con i mie desideri più profondi che mi spingono a realizzare la meta della mia felicità. prosegui la lettura…

« Ricordare » per « santificare »

16. Il comandamento del Decalogo con cui Dio impone l’osservanza del sabato ha, nel Libro dell’Esodo, una formulazione caratteristica: « Ricordati del giorno di sabato per santificarlo » (20, 8). E più oltre il testo ispirato ne dà la motivazione richiamando l’opera di Dio: « perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perché il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro » (v. 11). Prima di imporre qualcosa da fare, il comandamento segnala qualcosa da ricordare. Invita a risvegliare la memoria di quella grande e fondamentale opera di Dio che è la creazione. E memoria che deve animare tutta la vita religiosa dell’uomo, per confluire poi nel giorno in cui l’uomo è chiamato a riposare. Il riposo assume così una tipica valenza sacra: il fedele è invitato a riposare non solo come Dio ha riposato, ma a riposare nel Signore, riportando a lui tutta la creazione, nella lode, nel rendimento di grazie, nell’intimità filiale e nell’amicizia sponsale.

Giovanni Paolo II, Il giorno del Signore

15. In realtà, tutta la vita dell’uomo e tutto il tempo dell’uomo, devono essere vissuti come lode e ringraziamento nei confronti del Creatore. Ma il rapporto dell’uomo con Dio ha bisogno anche di momenti di esplicita preghiera, in cui il rapporto si fa dialogo intenso, coinvolgente ogni dimensione della persona. Il « giorno del Signore » è, per eccellenza, il giorno di questo rapporto, in cui l’uomo eleva a Dio il suo canto, facendosi voce dell’intera creazione.

Proprio per questo è anche il giorno del riposo: l’interruzione del ritmo spesso opprimente delle occupazioni esprime, con il linguaggio plastico della « novità » e del « distacco », il riconoscimento della dipendenza propria e del cosmo da Dio. Tutto è di Dio! Il giorno del Signore torna continuamente ad affermare questo principio. Il « sabato » è stato perciò suggestivamente interpretato come un elemento qualificante in quella sorta di « architettura sacra » del tempo che caratterizza la rivelazione biblica.  Esso sta a ricordare che a Dio appartengono il cosmo e la storia, e l’uomo non può dedicarsi alla sua opera di collaboratore del Creatore nel mondo, senza prendere costantemente coscienza di questa verità.

Giovanni Paolo II, il giorno del Signore

14. Il giorno del riposo è dunque tale innanzitutto perché è il giorno « benedetto » da Dio e da lui « santificato », ossia separato dagli altri giorni per essere, tra tutti,   il     «giorno del Signore». prosegui la lettura…

Immagino la mente di Dio come un grande sogno da realizzare. L’impossibile è di casa. Ma lì è già realizzato. Un giardino fiorito con molto verde e rivoli di acqua fresca riempiono l’immagine. La rendono viva. Ricordano pace e serenità preparate per gli uomini che vi dimorano.

E’ un grande obiettivo. Una scommessa nelle nostre mani. Siamo noi a edificare questa fattibile visione. Se lo facciamo nostro. D’altronde anche i nostri sogni migliori esprimono questa meraviglia di pace e serenità. prosegui la lettura…

Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Fil 3, 13-14

E’ più facile condannare che capire. E’ più facile giudicare che puntare il dito verso se stessi. Più facile far lacrimare che asciugare lacrime. Tutto è complicato se ci mettiamo al posto di Dio e condanniamo a morte chi fa del male. Chi è senza peccato? Sicuramente Gesù. Eppure Lui non condanna la donna colta in flagrante adulterio. 

La perdona e gli dà una nuova possibilità di vivere senza peccato. Anche con noi fa così. Ma siamo disposti a mettere da parte il passato per puntare ad una vita nuova con Lui? San Paolo considera un guadagno lo stare con Cristo e spazzatura il suo passato. Dio dimentica ogni colpa. Che sia così anche per noi per una rinovata pasqua di resurrezione alla vita buona del vangelo.