BUONA DOMENICA

IN CONFRONTO CON LA PAROLA: ITINERARIO PERSONALE DI CONDIVISIONE

VI DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Gv 14, 23-29

Mia nonno raccontava sempre un aneddoto. Un suo amico era stato citato in tribunale per problemi di confine. Lui disse: ho ragione mi difenderò da solo. Il giorno dell’udienza andò in tribunale e da solo si difese dinanzi al giudice. Dopo averlo ascoltato attentamente questi disse: Signore il suo ragionamento non fa una piega ma la legge è legge. E perse la causa.

Questo episodio mi richiama il ruolo del Paraclito, dello Spirito Santo, di cui oggi Gesù parla nel vangelo. Vi invierò il Paraclito, dice, che vi insegnerà la verità tutta intera. Paraclito è un termine del linguaggio forense e significa, appunto, difensore. Gesù c’è lo dona per difenderci dalle insidie del male. Ogni volta che ci sentiamo incoraggiati nel compiere il bene, è lo Spirito che ci assiste.

E’ veramente consolate avere accanto, anzi nel cuore, una figura così. Le tentazioni sono tante e non ce la faremmo senza questa forza. Da soli non avremo la forza per seguire la via del bene e della verità. La logica del mondo è sottile e ci trascina come un fiume in piena. Lo Spirito è l’ancora di salvataggio che si affianca alla nostra coscienza ed alla comunità dove viviamo la fede.

Non a caso lo si invoca sempre, soprattutto prima della preghiera o prima di un evento importante. All’inizio di un incontro pastorale, dove bisogna decidere su come annunciare oggi il vangelo. Da soli anche noi perderemo, pur avendo la certezza di essere nel giusto. Spesso, infatti, il male si presenta con il volto del bene. E’ una grande illusione che solamente lo Spirito può aiutarci a dissolvere prima che ci trascini. prosegui la lettura…

 

18. Per questa essenziale dipendenza del terzo comandamento dalla memoria delle opere salvifiche di Dio, i cristiani, percependo l’originalità del tempo nuovo e definitivo inaugurato da Cristo, hanno assunto come festivo il primo giorno dopo il sabato, perché in esso è avvenuta la risurrezione del Signore. Il mistero pasquale di Cristo costituisce, infatti, la rivelazione piena del mistero delle origini, il vertice della storia della salvezza e l’anticipazione del compimento escatologico del mondo. Ciò che Dio ha operato nella creazione e ciò che ha attuato per il suo popolo nell’Esodo ha trovato nella morte e risurrezione di Cristo il suo compimento, anche se questo avrà la sua espressione definitiva solo nella parusia, con la venuta gloriosa di Cristo. In lui si realizza pienamente il senso « spirituale » del sabato, come sottolinea san Gregorio Magno: «Noi consideriamo vero sabato la persona del nostro Redentore, il Signore nostro Gesù Cristo». prosegui la lettura…

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più.

Ap 21, 5

La visione di Giovanni sembra un’utopia. Tenendo conto della Resurrezione di Cristo, di questa grande e coinvolgente trasformazione, può essere una strada percorribile per chi crede con fede e si adopera ad alleviare le sofferenze umane.

 

 V DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

 Gv 13,31-35

Novità, mi annuncia sempre un mio amico quando sa qualche nuova notizia. Se non sai le cose come stanno perché parli? Mi rimprovera spesso quando annuncio io qualcosa di nuovo, ma non corrisponde a quello che lui sa. Forse solamente in parte. Ha ragione. Non si può mai sapere tutto nei dettagli. Ognuno conosce una parte del sentito dire; una semplice opinione.

Tuttavia è bello confrontarsi, condividere qualcosa e così crescere nell’amicizia. E’ bello scoprirsi diversi e nella differenza ritrovarsi complementari. Lo stesso avviene nei momenti in cui si litiga. Con quest’amico per diversi mesi non ci siamo frequentati per delle incomprensioni. Ritrovandoci abbiamo capito di avere perso molto. Una persona amica resta sempre tale.

E’ proprio nelle pause di riflessione che ti accorgi dell’importanza di una persona. Comprendi i suoi ed i tuoi sbagli e li vedi piccolissimi nei confronti dei momenti belli che si trascorrono insieme. Impari a superare gli screzi anzi li ritieni necessari per migliorare. Se si tratta di amicizie belle e vere. Così com’è l’amicizia tra Gesù e gli apostoli, in particolare Giuda e Pietro.

Il primo lo tradisce; il secondo lo rinnega. E Cristo annuncia in questo frangente il nuovo comandamento: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati. Gesù continua ad amare i suoi, anche in un momento così terribile, dove la condanna a morte si fa più vicina. E’ qui la sfida di quest’amore divino di cui Egli fa parte e di cui vuole renderci partecipi. Amare chi ti tradisce e ti rinnega.

Una bella novità che supera i limiti insormontabili dell’orgoglio umano. Noi non siamo capaci di amare così. Lui ce lo deve insegnare. La scuola dell’amore dovrebbe essere la nostra casa. La scommessa della nostra fede è l’accoglienza della carità divina. Se impariamo ad amarci gli uni gli altri ci distingueremo dalle tenebre del mondo ed i lontani vedranno un amore fraterno che è accoglienza e condivisione, al di là delle simpatie e degli stati d’animo. prosegui la lettura…

 

17. Il tema del « ricordo » delle meraviglie compiute da Dio, in rapporto al riposo sabbatico, emerge anche nel testo del Deuteronomio (5, 12-15), dove il fondamento del precetto è colto non tanto nell’opera della creazione, quanto in quella della liberazione operata da Dio nell’Esodo: « Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato » (Dt 5, 15).

Questa formulazione appare complementare alla precedente: considerate insieme, esse svelano il senso del « giorno del Signore » all’interno di una prospettiva unitaria di teologia della creazione e della salvezza. Il contenuto del precetto non è dunque primariamente una qualunque interruzione del lavoro, ma la celebrazione delle meraviglie operate da Dio.

Nella misura in cui questo « ricordo », colmo di gratitudine e di lode verso Dio, è vivo, il riposo dell’uomo, nel giorno del Signore, assume il suo pieno significato. Con esso, l’uomo entra nella dimensione del « riposo » di Dio e ne partecipa profondamente, diventando così capace di provare un fremito di quella gioia che il Creatore stesso provò dopo la creazione, vedendo che tutto quello che aveva fatto « era cosa molto buona » (Gn 1, 31).

Giovanni Paolo II, Il giorno del Signore

COLLETTA

Dio onnipotente e misericordioso,

guidaci al possesso della gioia eterna,

perché l’umile gregge dei tuoi fedeli

giunga con sicurezza accanto a te,

dove lo ha preceduto il Cristo, suo pastore.

 

La conversione è l’inizio della vita cristiana. Un forte incontro con la persona di Gesù che cambia la vita. Tuttavia essa deve essere continua ed alimentata da una conoscenza continua del mistero che si rivela a noi. Oggi il vangelo ci ricorda l’importanza dell’ascolto. Gesù è il buon pastore le cui pecore riconoscono la voce e lo seguono. 

Oggi le voci della sociatà sono tantissime e smarriscono. La voce di Cristo rimane sempre la stessa: colpisce il cuore e lo rinnova con la forza persuasiva dell’amore. Se ascoltiamo sempre questa voce soave la nostra scelta di essere cristiani non si riduce a momenti determinati e fugaci di religiosità, ma in un continuo sottofondo; un sottile sussurro che motiva la nostra vita e ci spinge a spenderla per il bene di tutti.