IV DOMENICA DI PASQUA (Anno C)

Gv 10, 27-30

C’è stato un periodo della mia vita in cui ero come uno zombi. Vagavo, ma non vivevo. Occhi spenti, mente confusa, senza meta. I miei genitori, stanchi di vedermi così, mi portarono da un neurologo, nostro parente.

Questi mi visitò. Poi chiese ai miei familiari di uscire. Stando solo con lui mi disse: senta, lei non ha nulla, sta bene. Non ha bisogno di nessuna cura. Quello che le manca è un senso da dare alla sua vita. Una direzione da seguire. Per questo non c’è nessuna medicina.

Mi rendo conto oggi che quello che allora mi mancava, era un profondo dialogo con me stesso. Dovevo ascoltare la voce che veniva dal mio cuore. Ce n’erano tante! Quella autentica, però, era più sottile, come un sottofondo.

Oggi sono sempre sintonizzato su questa frequenza. In quel periodo avvertivo solo dei fruscii che mi agitavano e non mi consentivano di camminare. Ero confuso ed insicuro e non mi fidavo delle mie intuizioni.

Ascoltare la voce del mio cuore è sintonizzarmi con la voce di Dio. E’ un tutt’uno con i mie desideri più profondi che mi spingono a realizzare la meta della mia felicità.

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Voglio trovare un senso a questa situazione
Anche se questa situazione un senso non ce l’ha

Voglio trovare un senso a questa condizione
Anche se questa condizione un senso non ce l’ha

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