Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, liberami, Signore».
Salmo 114

 

Quando si passa nella fossa della tristezza e dell’angoscia si assapora il nulla. Ti trovi come in una tomba; desideri la morte. Non c’è più n senso o una luce che indichi una direzione. Un peso enorme ti sovrasta; ogni pensiero un fiume in piena.

Vorresti mettere degli argini; l’inondazione di travolge. Allora alzi una mano in invocazione. Il tuo grido di dolore esce acuto in direzione del cielo. Tu che pensavi di farcela da solo, avverti il calore di una mano che ti stringe.

Cominci ad uscire dalla palude, a vedere un panorama più ampio. Dove non è più la solitudine l’arma di battaglia, ma l’armonia di volti raggianti. In quel frangente senti dentro di te una consolazione nuova e delicata che ti accarezza.

Il cielo verso cui tendevi assume il volto di un Padre premuroso che, in tanti modi, ha cura di te. Probabilmente era anche nel baratro. Ora che la luce invade gli abissi, la tua consapevolezza è preghiera di lode e testimonianza di salvezza.